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di Alessandra Luciani

Casa ideale? Ecco come la vogliono e dove la cercano le donne da nord a sud Italia

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Le donne che lavorano puntano sulla sicurezza, flessibilità negli orari dei negozi, spazi ricreativi, mobilità quindi cercano soluzioni abitative che possano soddisfare queste esigenze, per quelle con figli, la mobilità è un fattore vincente

Casa dolce casa. Lo sanno bene le donne che soprattutto quando devono scegliere l’abitazione dove trasferirsi, lasciandosi alle spalle quella di mamma e papà, o solo di mamma o di papà, hanno idee ben precise. In occasione dell’ultimo forum di Scenari Immobiliari, che ha per titolo W CITY: la città delle donne, in collaborazione con il gruppo Gabetti Property Solutions, è stata realizzata un’ampia indagine a livello nazionale dal titolo W City: le donne, la loro città, la loro casa. Su un campione di donne più del 60%, dai 35 e i 54 anni, e oltre il 15% rispettivamente fra i 25 e i 34 anni e fra i 55 e i 64 anni. La struttura del nucleo famigliare racconta di una realtà sociale composita in cui le categorie classiche, single, coppia, famiglia con figli conviventi, non superano per ogni gruppo il venti per cento. Il restante 30% vive nelle città in forme di convivenza frammentate con genitori e parenti di altro grado, figli per periodi più o meno limitati dopo separazioni, convivenza con amici o altre persone con cui non si hanno particolari legami.

Vivere a Milano: perché e dove? Il capoluogo lombardo viene percepito come una città internazionale, policroma, inclusiva, sicura, comoda, operosa ed efficiente. E più di un terzo del campione ci è nato e ha deciso di rimanerci, un altro terzo si è trasferito per lavoro e dice di non avere intenzione di andare via e oltre il dieci per cento si è trasferito perché voleva vivere in questa città e ha fatto in modo di riuscirci. Nonostante passino le mode, le abitudini, gli interessi, Brera, continua a essere fra i luoghi preferiti, perché considerata elegante, nascosta, pedonale. Alla tradizione c’è chi preferisce l’innovazione e quindi sono salite nella classifica delle zone preferite City Life, perfetto connubio tra architettura, presenza umana e verde e Porta Nuova, considerata “bella e luminosa”.

Le donne che lavorano puntano sulla sicurezza, flessibilità negli orari dei negozi, spazi ricreativi, mobilità quindi cercano soluzioni abitative che possano soddisfare queste esigenze. Anche per quelle con figli, la cui difficoltà principale è quella di conciliare vita privata e lavoro, la mobilità è un fattore vincente. Come anche la vicinanza a spazi verdi e ricreativi e le preferenze variano in base alla capacità di spesa. Chi può permettersi il lusso di abitare a due passi dal centro senza rinunciare a giardini e parchi punta ad acquistare nella zona dei giardini Indro Montanelli, parco Sempione e il Castello. Chi invece ha una capacità di spesa inferiore allarga i suoi orizzonti di ricerca in zone nei pressi di spazi verdi nella fascia più periferica. Al top delle preferenze le zone del Duomo, le vie della moda e Sant’Ambrogio. E romanticamente qua e là emergono preferenze uniche e locali per case vicino a piazze, spazi, percorsi e passeggiate, conosciute fin da bambine.

Le donne che lavorano puntano sulla sicurezza, flessibilità negli orari dei negozi, spazi ricreativi, mobilità quindi cercano soluzioni abitative che possano soddisfare queste esigenze. Anche per quelle con figli, la cui difficoltà principale è quella di conciliare vita privata e lavoro, la mobilità è un fattore vincente. Come anche la vicinanza a spazi verdi e ricreativi e le preferenze variano in base alla capacità di spesa. Chi può permettersi il lusso di abitare a due passi dal centro senza rinunciare a giardini e parchi punta ad acquistare nella zona dei giardini Indro Montanelli, parco Sempione e il Castello. Chi invece ha una capacità di spesa inferiore allarga i suoi orizzonti di ricerca in zone nei pressi di spazi verdi nella fascia più periferica. Al top delle preferenze le zone del Duomo, le vie della moda e Sant’Ambrogio. E romanticamente qua e là emergono preferenze uniche e locali per case vicino a piazze, spazi, percorsi e passeggiate, conosciute fin da bambine.

Non lontano dal proprio quartiere

Il luogo in cui si vive è ritenuto dalla stragrande maggioranza molto importante e nel medio periodo l’attaccamento è rimasto invariato in ragione del fatto che la città è migliorata oltre che per motivi affettivi. La quasi totalità, oltre l’87%, ritiene il quartiere in cui vive adatto alla gestione della vita. Per questo motivo nel caso di necessità di cambiamento oltre il 35 per cento sceglierebbe lo stesso quartiere, e circa un quarto la stessa città. Solo un quinto delle intervistate è attirato dalla possibilità di poter trascorrere una parte della vita all’estero. “Ritengo adeguato il mio quartiere perché ci trovo tutto quello che voglio”: chi ha risposto lo considera ben attraversato da mezzi pubblici, il che facilita gli spostamenti casa/lavoro (circa il 90 per cento ritiene che la zona in cui abita sia bene o discretamente servita da mezzi pubblici); lo apprezza perché è vivo durante il giorno, ricco di servizi e negozi; lo valuta abbastanza sicuro la notte, grazie alla buona illuminazione con alcuni locali aperti fino notte tarda. Chi invece dà un giudizio negativo concentra la propria attenzione sul tema della sicurezza e della poca vivacità dei luoghi, di prassi periferici.

Milano alla fin fine piace perché “a Milano si trova tutto quel che serve”. Anche se non tutto è semplice, ma con una buona dose di determinazione e di volontà di partecipazione si riesce a vivere bene. Questo il parere della maggior parte delle intervistate.

Quali i must nella ricerca di una casa?

  • Le donne che lavorano sono alla ricerca di sicurezza, flessibilità negli orari dei negozi, spazi ricreativi, mobilità
  • Quelle che stanno a casa prediligono zone, quartieri con più luoghi di aggregazione, più attività di vicinato
  • Chi ha figli punta ai servizi che permettono di conciliare vita privata e lavoro
  • Per le donne più âgées fondamentali sono i servizi di assistenza domiciliare e m luoghi di aggregazione per contrastare il fenomeno della solitudineLa casa delle milanesi

La casa delle milanesi

è un appartamento in condominio vissuto solo in alcuni momenti della giornata,preferibilmente la sera visto o nel week-end, dove è anche possibile lavorare utilizzando sala, cucina o studio. Ma l’ambiente deve essere luminoso perché la luminosità è una caratteristica considerata irrinunciabile.

La luminosità è una caratteristica irrinunciabile

La casa, hanno ammesso molte di loro, rispecchia la loro personalità: mostra chi sono, come vivono, quali esperienze hanno fatto e quali sono i loro desideri. La casa è considerata un rifugio, un luogo protetto, ma c’è anche la propensione ad utilizzare quegli stessi spazi come luogo di socializzazione e di contatto con il mondo esterno come luogo di accoglienza. Oltre che il miglior investimento che si possa fare. Il 75% vive in una casa di proprietà e il 40% dice di essere riuscita a comprare casa da sola, il restante con l’aiuto di famigliari.

«Nel mio quartiere trovo tutto quello che voglio», spiega Debora, 29 anni Communication strategist presso un’importante agenzia media alla ricerca della sua prima casa nella zona di Milano Sud. «Difficile vivere ancora con i genitori e i fratelli perché gli spazi in casa soprattutto durante il lockdown sono sembrati ancora più piccoli a tutti. Ma ora ho messo il piede sull’acceleratore sul fronte delle ricerche di una casa dove andare a vivere da sola. Mi sono focalizzata su un taglio piccolo, monolocale o bilocale. Non voglio allontanarmi troppo dalla zona dove già vivo perché è ben servita dai mezzi e questo mi facilita gli spostamenti casa/lavoro. Il valore aggiunto del mio quartiere è che ricco di servizi e negozi e poi ha una buona illuminazione, una sicurezza quando lo si frequentava fino a tardi la sera. E poi nel mio quartiere ci sono nata e qui ho tutti i miei amici ai quali sono molto legata non potrei mai vivere troppo lontana da loro».

Chi invece dà un giudizio negativo concentra la propria attenzione sul tema della sicurezza e della poca vivacità dei luoghi. Ilaria, 32 anni, traduttrice presso una nota casa editrice, vive al lato opposto di Debora, a Nord di Milano, e vive già da sola, ma sta cercando un’altra casa. «La casa dove vivo», racconta, «è stata quella della fuga, quella del primo passo verso l’indipendenza. Aveva un costo molto abbordabile e non ho dovuto impegnarmi con un mutuo molto alto. Ma ora ho voglia di cambiare. E voglio avvicinarmi al centro».

Ecco in percentuale le top choices delle donne:

  • Per il 45% la ricchezza di collegamenti con i mezzi pubblici quindi il fatto che la zona sia ben servita è fondamentale
  • Il 43% predilige la presenza di giardini, parchi, piazze
  • Il 40% ha una preferenza ad abitare nelle zone più vicine al centro

Anche la presenza di negozi di qualità, di offerte per il tempo libero, ristoranti, musei, teatri, cinema, di presidi medici, sono altri elementi presi in considerazione.

Lara, 35 anni, mamma di Stella, 3 anni e Carlotta di 5, abita a pochi passi dal Duomo e racconta: «Mi piace la mia città, ci vivo volentieri e non vorrei abitare in una città diversa, più piccola o più tranquilla. Milano mi aiuta a essere quella che sono. Mi sento sicura e posso muovermi senza problemi. Sono “vicina” a qualsiasi cosa di cui abbia bisogno, ai mezzi pubblici, all’asilo e in futuro lo sarò anche alle scuole. Non tutto è semplice, ma con una buona dose di determinazione e di volontà di partecipazione si riesce a vivere bene. Se dovessi cambiare quale luogo sceglierei? Mi piacerebbe vivere a New York, che al contrario di Milano non è certo una città a misura di persona, ma rappresenta un mio sogno».

Casa piccola, casa grande? L’importante è la distribuzione degli spazi

Piccola o grande che sia, nella scelta della casa vince la corretta distribuzione degli spazi. Il 72% delle donne intervistate per esempio ha detto di prediligere una cucina separata, preferibilmente pratica e magari anche un po’ glamour. Per oltre il 70%, una bella e ampia zona giorno rende tutti gli altri difetti della casa più accettabili, e l’aumento delle possibilità di convivialità è al centro dei desideri. Tra gli spazi che le donne (70%) ritengono necessari i balconi e i terrazzi, box o posto auto (52%), cucina (46%) e il ripostiglio (48%) ma se a quest’ultimo si aggiunge il locale lavanderia/stireria la percentuale si alza fino a superare il 75% delle preferenze. Nonostante l’attività sportiva sia praticata da oltre la metà delle intervistate la maggioranza di queste ha detto di non essere interessata ad avere nella propria casa un locale da dedicare allo sport.

Con 100.000 euro a propria disposizione…

Alla domanda “Immagina di avere a disposizione 100.000 euro da utilizzare per la tua casa. In quali modi preferiresti utilizzare questa somma?” C’è chi ha risposto senza esitazioni dicendo di voler restare nella stessa zona ed essere disposta ad allontanarsi solo nell’ipotesi di migliorare i propri standard di sicurezza o per avvicinarsi al centro. Mentre la casa in affitto è stata presa in considerazione solo da circa la metà delle intervistate. L’innovazione tecnologica viene interpretata nell’ottica di strumento per un miglioramento del grado di sicurezza, anche se a scapito di un percepito aumento dello stress e di un rischio privacy.

 «Gli appartamenti più gettonati dalle donne sono i ‘piccoli tagli’ se parliamo del centro città, solitamente ampi bilocali preferibilmente ristrutturati con balcone in stabili d’epoca che richiamano le caratteristiche della vecchia Milano. Spostandoci invece in periferia le preferenze si spostano anche su ville singole o ville a schiera, dove c’è possibilità di avere un giardino e maggior privacy», dice Raffaele Bisceglia, broker RE/MAX Class a Milano e provincia. «La fascia di prezzo sulla quale si basano? Il 25% dal 100.001 ai 200.000 euro e il 60% è disposta a spendere oltre 200.000 euro. Cercano soluzioni anche piccole, ma con spazi esterni vivibili. La quasi totalità cerca immobili con una zona da dedicare al lavoro (piccoli locali da adibire a studio) la richiesta in città non é calata, ma molte (dopo il lockdown, Ndr) valutano soluzioni nell’hinterland pur di avere qualche metro in più e una zona esterna comoda».

«Milano si è rivalutata moltissimo soprattutto dopo l’EXPO e da quando ha iniziato ad affermarsi come meta turistica», spiega Beatrice Zanolini, Direttore (Dir.) FIMAA MiLoMB e AD FIMAA Milano Servizi srl, Consigliere (Cons.) CCIAA MiMBLo oltre che Presidente Comitato (Pres. Com.) Tecnico Scientifico di MeglioMilano, Consigliere (Cons.) Fondazione Welfare Ambrosiano. «Ci sono donne che sono diventate piccole imprenditrici negli short rent, (pre-pandemia Ndr) occupandosi anche dei servizi di accoglienza e assistenza agli ospiti. Così come sono nate figure specializzate nella ricerca degli immobili da destinare a questo tipo di investimenti: molte agenti immobiliari donne sono emerse nell’ambito del property finding, mettendo a disposizione degli investitori, oltre alla preparazione professionale tecnica, la loro capacità di comprendere i desideri del cliente e di conciliarli con i desideri dei possibili fruitori.

Le case preferite dalle donne”, prosegue Zanolini, “sono quelle pratiche, non si può fare una suddivisione netta tra loft o villette o appartamenti tradizionali, ma piuttosto tra corrispondenza spazi/esigenze. Difficilmente una donna con figli può privilegiare un loft che ha grandi spazi condivisi. Le donne amano meno le case su più livelli, affascinanti ma oggettivamente meno pratiche; sono disposte ad adattarsi a una camera più piccola per lasciare maggiori spazi di gioco per i bambini, ricercano spesso il terrazzo ma, in assenza di questo, non possono fare facilmente a meno del balcone, pensano alle armadiature e allo spazio cucina / living come ad elementi essenziali. Non amano gli immobili isolati, cercano quartieri e contesti ben abitati, per questioni di sicurezza e in questo emerge in modo particolare la loro sensibilità».

«Milano sappiamo che è la città che sta resistendo meglio a questa fase di mercato ed è quella che, negli anni, ha offerto una rivalutazione eccellente: dal 1998 infatti il valore degli immobili si è praticamente raddoppiato», spiega Fabiana Megliola, Responsabile dell’Ufficio Studi di Tecnocasa. «In città, nel Duemila, il 36,4% è stato portato a termine da donne. Abbiamo notato una particolare concentrazione di presenza femminile in alcuni quartieri semiperiferici, a ovest della città come San SiroEspinasseCenisioBaggio). La spiegazione potrebbe essere la presenza di 2 linee della metropolitana (lilla e rossa) dal momento che una delle variabili particolarmente ponderata nella scelta della casa al femminile è il collegamento con il posto di lavoro o con l’università quando ad acquistare sono studentesse aiutate dalla famiglia. E poi anche nei quartieri che ospitano strutture ospedaliere e ciò potrebbe essere giustificato dal fatto che è aumentata la percentuale di presenza femminile nelle strutture sanitarie. Nel 2020», prosegue Megliola, «le compravendite immobiliari residenziali sono state così ripartite: 32,8% realizzate da coppie, 28,2% realizzate da donne e 39,0% da uomini.

Limitandoci ad analizzare solo l’universo femminile si scopre che il 14,7% di esse ha scelto le soluzioni indipendenti e semindipendenti, con un leggero aumento rispetto ad un anno fa. Sicuramente a causa della pandemia e del lockdown che ha portato a scegliere questo tipo abitazione». Tra queste specifiche tipologie qual è stata la preferita? «Al primo posto si piazza la casa indipendente scelta dal 23,7% delle donne, seguita da quella semindipendente (17,8%) e dalle ville singole (15,7%). Rispetto ad un anno fa le percentuali non hanno subito importanti variazioni su queste soluzioni ma è interessante l’incremento dell’1,1% di compravendite di rustici che raccolgono il 6,3% degli acquisti e l’aumento dello 0,9% di case semindipendenti».

Le stanze che contano

Il 72% possiede una cucina separata. Il 60 per cento ha un aiuto domestico e con la presenza dell’aiuto domestico diminuisce l’utilizzo del food delivery, complessivamente poco apprezzato. Le milanesi cucinano, raramente a pranzo, molto spesso la sera, quasi sempre nei fine settimana

«Generalmente le donne sono più sensibili alla sfera delle emozioni», racconta Italo Pasquini, consulente immobiliare della Grimaldi, «e di prassi fanno molta attenzione alla luce, chiedono che tipo di esposizione ha una casa con preferenza per quelle con un’esposizione a sud. Poi sicuramente rispetto a prima c’è più attenzione ai bagni rispetto che alle cucine, perché le donne milanesi fondamentalmente hanno meno tempo di stare in cucina e quindi di cucinare. E i bagni si sono trasformati in un luogo dove prendersi cura di sé una sorta di mini-SPA. E poi le donne ora hanno un debole per le camere corredate di cabina armadio, anche da replicare. Anche la zona lavanderia, dopo il primo lockdown, è diventata un must. E viene richiesta abbastanza grande per ospitare preferibilmente sia la lavatrice sia l’asciugatrice. Quando le donne visitano per la prima volta una casa sono molto più analitiche degli uomini, che di prassi fanno più attenzione alla zona living e non si concentrano su altri particolari, box a parte»

La casa da nord a sud, passando per il centro Italia

Genova: the best places? Gli attici sul lungomare

«A Genova le tipologie di immobili preferite dalle donne sono gli attici con ampio spazio esterno, nei quartieri in prossimità del lungomare», spiega Bruno Fraternale, Owner Broker RE/MAX Specialisti Immobiliari Genova, in Liguria.

Torino: occorre migliorare i trasporti e aumentare i parcheggi

Città operaia, terra di immigrazione, Torino fatica oggi a trattenere chi l’ha scelta in passato. Lo stile immutato e fiero, che caratterizza il forte senso di identità e appartenenza, la fa apprezzare da chi ci è nato e oggi continua a viverci e ne ama i luoghi classici e i servizi offerti. Al contempo però, questa condizione di immobilismo, che fatica a sostenere il contemporaneo stile di vita delle donne, spinge a considerare altri luoghi. Quali le pecche? Le donne torinesi che lavorano desiderano un sistema di trasporti più frequente anche verso i comuni limitrofi. Mentre alle donne che stanno a casa servono più servizi. Alle donne con figli interessano più aree dedicate ai bambini mentre le donne sole cercano, oltre alla sicurezza, attività che favoriscano l’aggregazione.

Le torinesi ritengono che il quartiere in cui vivono sia adeguato, soprattutto nei casi in cui si trova nei pressi di una zona centrale o semicentrale con una massiccia presenza di servizi e esercizi commerciali. Infatti oltre il 75% del campione ritiene il quartiere in cui vive sia adatto alla gestione della vita. Meno del 10%, però, avendo l’opportunità di spostarsi, sceglierebbe il medesimo quartiere, mentre il 30% potendo cambiare, sceglierebbe un altro rione (restando in Italia, Ndr) e circa il 40 per cento andrebbe a vivere all’estero, a Parigi o New York. Per le intervistate la smart city si identifica con un sensibile miglioramento in termini di parcheggi e servizi di mobilità condivisa e attenzione alle forme di energia rinnovabile. A Torino, gli edifici e i luoghi che vengono indicati come i preferiti sono quelli classici: il centro storico (Piazza San Carlo, la Mole Antonelliana), le rive del Po e la collina. Sul fronte spazi il desiderio è quello di avere una casa più spaziosa e funzionale, tra i possibili comfort nessuna ha espresso il piacere di avere uno spazio da dedicare all’attività sportiva. La casa ideale? Una casa storica, d’epoca (circa il 30% del campione).

Toscana: prediletto lo stile family city

«Cosa vogliono le donne? Case con giardino, dove spesso immaginano di crescere i propri figli ville villette e piani terra sono i più apprezzati sicuramente”, spiega Nicole Patricia Di Gaetano, broker titolare di RE/MAX Quality House a Viareggio (Lucca).

Roma amore contrastato

Il legame fra lo spazio urbano e la donna a Roma è fatto di luci ma anche di molte ombre. Le romane evidenziano le difficoltà del vivere quotidiano e restituiscono quindi il ritratto di una capitale bellissima, però poco attenta alle tematiche femminili. I problemi che la città non riesce a risolvere vengono mitigati all’interno delle mura domestiche. I problemi che la città non riesce a risolvere vengono mitigati all’interno delle mura domestiche

Le romane rivelano infatti un atteggiamento più tradizionale nei confronti dell’abitazione, con una scarsa propensione a spostamenti e con la tendenza a prediligere lo stesso quartiere in caso di trasferimento. Oltre il 90% vive in zone centrali o semicentrali della Capitale. Circa il 70% del campione vive a Roma perché ci è nato e ha deciso di rimanerci, mentre il restante 30% si è trasferito per lavoro e non rileva motivi particolari per allontanarsene. Fra i luoghi iconici della città che continuano a mantenere il loro indiscusso appeal: il centro storico nella sua interezza, il Colosseo, l’AventinoVilla Borghese e i parchi in generale. Pur mantenendo intatto il fascino di città eterna e internazionale, unica al mondo per la bellezza del suo patrimonio storico e architettonico, Roma non risulta rispondente alle imprescindibili esigenze di sicurezza nella gestione del vivere quotidiano, sempre più dinamico e flessibile per abitudini e modalità di svolgimento del tempo libero e delle attività lavorative. Oltre il 40% del campione ritiene la città non adeguata alla vita femminile, di parere opposto circa il 17%; il 43% la considera mediamente adatta alle esigenze contemporanee. Complessivamente il valore attribuito al luogo in cui si vivono però è alto: un terzo delle intervistate lo ritiene in cima alle loro priorità, i restanti due terzi lo reputa “importante”. Quasi la metà del campione ritiene che nel corso degli ultimi tre anni questo apprezzamento sia fortemente diminuito in funzione delle crescenti problematiche legate alla gestione e al decoro urbano. Nell’eventualità di un cambiamento, circa la metà del campione ha detto che non andrebbe via da Roma: il 30% sceglierebbe lo stesso quartiere; il 12,5% gradirebbe cambiare quartiere; ma un terzo del campione è attirato dalla possibilità di poter trascorrere una parte della vita all’estero.

Sul fronte spazi interni per le donne romane (oltre il 40%) la zona giorno è considerata fondamentale per definire la piacevolezza della vita nell’ambiente domestico e in alcuni casi (un terzo del campione) risulta importante anche la presenza di uno studio annesso.

«Le donne single fino ai 35 anni», dice Alfredo Casarelli, broker RE/MAX Key House a Roma, «preferiscono la locazione nella prima periferia, con preferenza per il canone concordato della durata di 3 anni fino a 6 rinnovabili per altri 2 anni, possibilmente vicino a spazi versi, vicino ai mezzi pubblici e in un condominio che possa garantire loro sicurezza. Le soluzioni isolate vengono di prassi scartate. Questo in generale indipendentemente dalla fascia di età. Oltre i 35 anni prediligono l’acquisto con le stesse modalità. Superati i 60 si spostano in abitazioni nelle immediate vicinanze delle case dei figli».

Sicilia, ricercati grandi saloni od open space spazio/studio lavoro

«Gli appartamenti devono avere i giusti spazi per soddisfare le esigenze della famiglia, grandi saloni od open space spazio/studio lavoro sono sempre più ricercati. Le soluzioni immobiliari che le donne prediligono sono ville o comunque case indipendenti, proprio per la possibilità di avere ampi spazi esterni di cui poter godere», spiegano Andrea Russo e Georgina Ramos, broker di RE/MAX Prima Classe a Modica in Sicilia.

Puglia, il sogno è l’attico sul mare oppure il trullo come seconda casa

«Per le donne le tipologie con maggiore appeal, come ho già detto, sono gli appartamenti di taglio medio piccolo come i bivani ed i trivani oppure come seconda cosa il trullo o un piccolo attico con terrazzo sul mare, se parliamo di ville solo unità piccole con un fazzoletto di giardino», conclude Francesco Gervasi, broker RE/MAX Acquachiara di Bari.

Una stanza tutta per sé ovvero come abbiamo riscritto il concetto di (stare a) casa dopo il lockdown

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Il lungo periodo di quarantena ha fatto emergere nuove esigenze dell’abitare (e del co-abitare).

E secondo gli esperti, la parola chiave del futuro sarà una: privacy

Abito. Abitudine. Abitare. Tre parole del nostro linguaggio quotidiano la cui affinità non è solo etimologica ma anche sentimentale. Evocano, infatti, il sentimento della familiarità. Perché abitare significa questo: acquisire delle abitudini in un luogo, noto e che ci appartiene, in cui possiamo sentirci sicuri e a nostro agio. Come quando indossiamo i nostri jeans preferiti. «Ognuno di noi costruisce una routine dentro il proprio spazio abitativo: siamo programmati per farlo perché ci protegge dall’ansia di ciò che non conosciamo e ci fa risparmiare energie mentali che possiamo dedicare ad altro», spiega la psicologa Alessandra Micalizzi, autrice con Tommaso Filighera di Psicologia dell’abitare (FrancoAngeli).

Casa come luogo della sicurezza. E dell’intimità. «Se immaginiamo la società come una specie di palcoscenico, sul quale indossiamo le maschere dei nostri ruoli e recitiamo tutto il giorno – attività che risulta parecchio stressante – appare chiaro perché, quando arriva la sera, proviamo forte l’esigenza di tornare in uno spazio intimo dove toglierci la maschera, metterci comodi, essere noi stessi», spiega l’antropologo Francesco Remotti (l’ultimo suo libro: Somiglianze, Laterza). «L’abitazione è molto importante per la costruzione di sé: è il luogo nel quale ci esprimiamo attraverso la musica che ascoltiamo, i quadri che appendiamo, i libri che leggiamo».

Negli ultimi mesi, però, qualcosa è cambiato. E tutte le teorie sulla casa e l’abitare sono state messe in discussione. Prendiamo l’intimità: solitamente diamo a questa parola una connotazione positiva, ma durante il lockdown, costretti h24 in un appartamento con marito/moglie/figli, ci siamo ricordati che può anche essere una gabbia e generare stress e rancore. «Non a caso gli esseri umani hanno imparato che nella vita è necessario un giusto equilibrio tra intimità e socialità», chiosa Remotti.

I luoghi della memoria

La socialità, a dire il vero, non è mancata del tutto: ha solo cambiato modalità. Per accogliere gli amici, al posto di aprire la porta abbiamo acceso il computer. Nello stesso modo abbiamo dato il benvenuto ai colleghi, ai compagni di scuola e ai professori dei nostri figli. Generando quello che Alessandra Micalizzi chiama “nomadismo parossistico”. «La caratteristica delle popolazioni nomadi è di concentrare l’abitare in poco spazio, al fine di portare la casa per il mondo. Noi abbiamo fatto l’opposto: ci siamo portati il mondo in casa. E, come i nomadi, anche noi abbiamo dovuto ridurre tutto all’essenziale: il rumore, lo spazio, le attività. I diversi mondi che frequentiamo – noi e coloro con cui viviamo – hanno iniziato a convergere dentro le abitazioni incontrandosi, sovrapponendosi. Una gestione complessa dal punto di vista emotivo e pratico, che ha richiesto negoziazione e ridimensionamento. Il bene “immobile” per eccellenza è stato costretto a una mobilità in cui la cucina diventava studio per i compiti dei figli, mentre la camera da letto si trasformava in ufficio per le riunioni su Google Meet», conclude Micalizzi.

Attraverso le videocamere dei nostri computer ci siamo anche esposti, svelati. E la privacy? «Non c’è dubbio: è uno dei grandi temi emersi in questi mesi e influenzerà il modo di progettare le abitazioni in futuro», spiega Stefano Follesa, architetto, docente di Interior design all’università di Firenze e curatore del volume Sull’abitare (FrancoAngeli). «Negli ultimi decenni abbiamo messo in discussione la teoria delle stanze: il corridoio che un tempo garantiva l’accesso ai vari ambienti è scomparso, sostituito da spazi unici e flessibili come i living, da trasformare a seconda delle necessità e degli orari, con l’aiuto di arredi multifunzionali. Durante il lockdown ci siamo resi conto, però, che un salone da condividere può non essere pratico».

È probabile, dunque, che rivaluteremo le stanze: ma per rispondere alle nuove esigenze abitative non sarà sempre necessario costruire muri. Il designer Gianni Veneziano e la moglie Luciana di Virgilio, partner nello studio Veneziano+Team, avevano anticipato i tempi presentando al Salone del mobile 2019 un’installazione dal titolo Words, che ruotava intorno al concetto di abitazione come “cellula di resistenza” rispetto a quanto avviene fuori. Un’idea quasi premonitrice.

«Immaginiamo una casa che si basi sull’alternanza di due concetti: memoria e innovazione. Per cominciare, niente pezzi di design scelti esclusivamente perché di moda. Meglio una lampada appartenuta al papà, la poltroncina della zia, libri che custodiscono vecchie lettere d’amore. Insomma, frammenti della nostra esistenza e della memoria. Da far convivere con soluzioni innovative come la creazione, per ciascun membro della famiglia, di un angolo-rifugio dove sedersi a pensare, leggere, dedicarsi al proprio hobby, lavorare al pc», spiega Gianni Veneziano. «Può trattarsi di uno spazio vicino alla libreria, magari riempita non solo di libri ma anche di disegni, fotografie, ricordi. O di un angolo di un paio di metri quadri da svuotare completamente e arredare con qualche grande pianta “effetto serra”, una poltroncina, un tavolino e una lampada. Luoghi che gli altri membri della famiglia riconoscano come “privati”; ma che chi li vive possa scegliere di rendere pubblici, per esempio durante le videochiamate con i colleghi».

In una nuova concezione dello spazio domestico post-Covid 19 un revival potrebbe avere anche l’ingresso. «È l’ambiente che rappresenta la prima impressione che si ha di una casa quando si entra e l’ultima quando si esce», continua Follesa. «Ed è il luogo in cui riponiamo abiti e oggetti che ci servono per uscire. In futuro avremo l’esigenza di tenervi armadietti nei quali riporre le scarpe e alcuni oggetti legati all’igiene. Spesso si affaccia sul living: ma ora che abbiamo imparato che dobbiamo proteggerci da ciò che arriva dall’esterno, ripristinare un filtro sarà importante».

La riscoperta dei rituali

Casa-rifugio, dunque. Ma anche luogo di riti: come fare il pane. «La riscoperta dei rituali è un altro dei temi importanti emersi in questo periodo», spiega Follesa. «La nostra vita ne prevede di individuali e semplici, come lavarci il viso al mattino; e di collettivi e familiari, come il pranzo di Natale. La fretta con cui c’eravamo abituati a vivere non ce ne consentiva molti di più. Durante il lockdown, però, abbiamo avuto l’opportunità di riscoprire il valore del tempo, da riempire con rituali domestici come fare il pane». Secondo Alessandra Micalizzi, il fatto che in molti abbiano scelto di tornare a “mettere le mani in pasta” non è casuale. «È emerso un bisogno di tornare all’essenziale: impastando ingredienti semplici come acqua e farina si è voluto volgere uno sguardo al passato, fermarsi, fare un respiro, riscoprire la piccola comunità della casa, che però si collega a una più grande, attraverso le ricette della nonna o quelle della tradizione».

Anche questa nuova abitudine acquisita potrebbe suggerire un cambiamento nel modo di distribuire gli spazi domestici? «Partendo dalla nostra esperienza familiare penso di sì», risponde Veneziano. «In questo periodo mi sono potuto concedere il lusso di cucinare due volte al giorno. Questo mi ha portato a riflettere sulla cucina di casa nostra che, sebbene si possa “chiudere”, è affacciata sull’area living. Ecco, forse in futuro potrebbe essere più funzionale uno spazio chiuso con delle porte, da poter totalmente “isolare” tra un pasto e l’altro se non si ha il tempo per occuparsene», suggerisce Veneziano.

Uno sguardo all’esterno

Anche il rapporto tra spazio interno ed esterno è emerso prepotentemente, in questo periodo: avere un terrazzo o un piccolo giardino ha costituito la salvezza per molti, specialmente per le famiglie con bambini. E la riscoperta di ogni spazio non costretto tra quattro mura è andata di pari passo con il bisogno di trovare un nuovo modo per comunicare con il mondo, in particolare con i vicini di casa, che sono stata un’altra scoperta di questo periodo. «Si è avviata una risemantizzazione degli spazi di confine come i terrazzi e le finestre, diventati preziosi per creare un contatto distanziato e sicuro. I balconi, in particolare, si sono colorati di messaggi di solidarietà, sono stati resi abitabili, sono stati vissuti con applausi, canti. È stato un modo per dire: siamo distanti, ma uniti», dice Micalizzi. E abbiamo anche ricominciato a occupare i cortili condominiali, attività che era passata di moda. Proprio come fare il pane.

In casa, ma in compagnia

Non è possibile, viene però da domandarsi, che dopo mesi di clausura si finisca per provare antipatia per la casa, cercando di starvi il più possibile lontani? «No, penso che i cambiamenti avvenuti in questi mesi si trasformeranno in tendenze di lungo periodo: sia perché ci è chiaro che ciò che è accaduto potrebbe succedere ancora; sia perché alcune scoperte che abbiamo fatto si sono rivelate piacevoli e vorremo mantenerle», riflette Follesa. «In Italia abbiamo una tradizionale propensione all’incontro negli spazi urbani, dalle piazze ai bar, ai ristoranti. Ma credo che cambieremo il nostro lifestyle e cominceremo, gradualmente, a rivalutare la casa come luogo della socialità. Forse in una prima fase inviteremo solo gli altri membri della famiglia. Poi, man mano, apriremo le porte agli amici più fidati, fino ad arrivare a includere una socialità più ampia. Il che, da un punto di vista progettuale, vorrà dire ripensare arredi e spazi tenendo anche conto delle esigenze di una nuova prossemica. Infine, non dimentichiamo che molti rapporti in questo periodo si sono sviluppati in rete: e io non credo che questa modalità, che si esperisce in casa, verrà abbandonata del tutto». Le sfide sono tante, dunque. E saranno da accogliere come occasioni preziose: di riflessione, evoluzione, cambiamento.

fonte sito elle.com

Emergency Home, progetto senza fini di lucro una rete per alloggi a sanitari

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Gli agenti immobiliari d’Europa fanno rete per dare il proprio contributo durante l’emergenza coronavirus. Nata dall’idea di un agente immobiliare italiano, Emergency Home è una rete che cerca alloggio per chi è più esposto al Covid-19: i professionisti del settore sanitario sanitario e della Protezione civile. Lo scopo è che queste persone possano trovare sistemazione vicina al proprio luogo di lavoro per evitare di poter contagiare i propri familiari.

Emergencyhome.help si occupa di mettere in contatto professionisti del settore sanitario e addetti della Protezione civile con proprietari di immobili in tutta Europa, per offrire una casa libera dal coronavirus che permetta loro di riposare senza il rischio di contagiare la propria famiglia. Il progetto senza fini di lucro è nato quando un medico ha raccontato di essere molto preoccupato anche per il rischio a cui esponeva i propri cari ogni volta che rientrava a casa: gli sarebbe piaciuto potersi isolare in una casa vicina al posto di lavoro ed evitare l’ulteriore stress, dopo l’intensa giornata in ospedale, che il rischio di contagio si estendesse a figli, genitori e conviventi.

fonte articolo ANSA 12/04/2020

UNA CASA PER I MEDICI IMPEGNATI NELLA LOTTA AL COVID-19: ARRIVA EMERGENCY HOME

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Una rete che mette in contatto i professionisti del settore sanitario e della Protezione civile con i proprietari di immobili in tutta Europa, per aiutarli a trovare un alloggio vicino all’ospedale in cui lavorano e non mettere a rischio la salute dei propri familiari.

È questo, in estrema sintesi, l’obiettivo di Emergency Home, progetto senza scopo di lucro nato appena qualche settimana fa per sostenere le persone impegnate attivamente nella lotta contro il Covid-19. A far nascere l’idea sono state le parole di un medico che ha raccontato di essere preoccupato di poter mettere a rischio la salute dei propri familiari, spiegando che gli sarebbe piaciuto avere a disposizione un luogo in cui risposare in serenità tra un turno di lavoro e l’altro.

Emergencyhome.help è oggi disponibile in quattro lingue – italiano, spagnolo, inglese e francese – con l’obiettivo di raggiungere il maggior numero possibile di case da poter mettere a disposizione di medici e professionisti del settore sanitario.

A sostenere il progetto è un gruppo di agenti immobiliari che opera senza scopo di lucro, per facilitare la connessione tra medici e proprietari. “Ci siamo accorti – spiegano i volontari – che anche restando a casa possiamo fare la nostra parte per aiutare chi si affanna per proteggerci. I primi messaggi che riceviamo dalle persone a cui abbiamo trovato alloggio per riposare in tranquillità dopo la giornata di lavoro sono emozionanti, anche gli agenti immobiliari e i proprietari di appartamenti attualmente vuoti possono rendersi utili in questo difficile momento”.

Gli alloggi messi a disposizione vengono ceduti con un contratto, in molti casi gratuitamente o con un rimborso spese simbolico per far fronte alle spese, alle bollette e alla pulizia finale. Chiunque voglia rendere disponibile il proprio immobile per questa iniziativa può scrivere all’indirizzo mail emergencyhomeitalia@gmail.com e mettersi così in contatto sin da subito con i volontari.

Fonte sito immobiliare.it 15/04/2020

La fragilità del quadro economico non sembra compromettere la ripresa del settore

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MERCATO IMMOBILIARE: TIMIDA RISALITA DEI VALORI PER IL RESIDENZIALE.

LA FRAGILITÀ DEL QUADRO ECONOMICO NON SEMBRA COMPROMETTERE LA RIPRESA DEL SETTORE

È quanto emerge dall’analisi del 2° Osservatorio Immobiliare 2019 di Nomisma

COMUNICATO STAMPA Roma, 18 luglio 2019 – “La fragilità del quadro economico domestico non sembra compromettere le capacità di risalita del settore immobiliare, che dopo la pesantissima crisi che lo ha colpito sta ora faticosamente recuperando le posizioni perse durante la lunga parentesi recessiva. Si tratta di evidenze che è possibile ricavare sia dall’ulteriore espansione dell’attività transattiva che dal graduale miglioramento di tutti i principali indicatori economici del comparto” – è quanto emerge dall’analisi del 2° Osservatorio Immobiliare 2019 di Nomisma presentato oggi a Roma nell’Headquarters di BNL Gruppo BNP Paribas, “Palazzo Orizzonte Europa”. BNL e BNP Paribas Real Estate sono al fianco di Nomisma in un appuntamento che è un punto di riferimento per il mondo immobiliare e per l’economia.

Tale dinamica sembra essere determinata non solo dall’incremento delle compravendite, ma anche dalla contrazione di tempi di vendita e sconti praticati e – per la prima volta – dalla timida risalita dei valori delle abitazioni usate (+0,2% in media su base semestrale). Secondo l’istituto bolognese è proprio l’inversione di tendenza dei prezzi a rappresentare un elemento di potenziale irrobustimento della congiuntura favorevole che ha caratterizzato il mercato negli ultimi anni.

A consuntivo 2018 il mercato immobiliare italiano ha fatto registrare 691 mila compravendite e la componente abitativa incide per l’84% del totale (dati del Consiglio Nazionale del Notariato). Ad acquistare un immobile residenziale sono prima di tutto soggetti nella fascia d’età compresa tra i 18 e 35 anni (29,4% del totale). Nel 2018, su 572.732 abitazioni compravendute è stata chiesta l’agevolazione per la prima casa per 367.209 immobili. Un dato che conferma il trend secondo cui in Italia ben oltre la metà delle abitazioni viene acquistata per essere destinata ad abitazione principale.

La tendenza espansiva del mercato residenziale, in atto dal 2014, si conferma anche nei primi tre mesi del 2019 con una variazione tendenziale delle quantità scambiate pari al +8,8%, leggermente inferiore a quella registrata nel trimestre precedente (+9,3%). A trainare la crescita sono stati principalmente i comuni capoluogo del Nord-Est Italia. Analizzando i tagli dimensionali delle abitazioni interessate dalla vendita, si evince come le soluzioni di piccole dimensioni (al di sotto degli 85 metri quadrati, con un’accentuazione maggiore per quelli inferiori ai 50 mq) siano quelle ad aver fatto registrare il maggiore dinamismo. Si tratta di soluzioni che rispondono ad un nuovo modello di famiglia legato alla mobilità professionale e al frazionamento dei nuclei.

Considerando il numero di compravendite residenziali relative alle otto principali città italiane si evincono dinamiche differenti: i due mercati dimensionalmente più significativi, Roma e Milano, hanno incrementato i volumi di compravendita in modo rilevante (tasso superiore all’11%); Bologna e Genova hanno avuto i tassi

di espansione più elevati (+15,2% e +12,9%); per quanto riguarda le altre quattro città analizzate, Torino e Palermo presentano variazioni più contenute (entrambe +2%) mentre in due casi – Firenze e Napoli – il segno è negativo (-5,2% e -1,3%).

Sul fronte dei prezzi, a partire dal 2007 i valori si sono mantenuti in territorio negativo, con il punto di massima intensità della flessione toccato nel 2013. Da quella data si è assistito ad una contrazione progressiva dei tassi di variazione dei prezzi fino ad arrivare al primo semestre dell’anno in corso quando la variazione semestrale è risultata essere positiva per la prima volta (+0,2%). Si mantiene invece negativa, anche se di intensità minore rispetto allo scorso semestre, la variazione dei prezzi di negozi (-0,3%) e uffici (-0,5%). Analoga tendenza sul fronte dei canoni di locazione, con variazioni semestrali positive nel segmento abitativo (+0,3%) ed una accentuazione positiva nel non residenziale con invarianza dei canoni per uffici e negozi (0,1% sul semestre). Segnali che confermano per l’istituto di ricerca bolognese il tendenziale miglioramento in atto in tutti i comparti.

Considerando i tempi medi di vendita delle abitazioni, ci sono mercati che presentano tempi di assorbimento piuttosto dilatati, in particolare quelli di Catania, Roma e Venezia Terraferma, mentre sono Milano, Napoli e Venezia Laguna le città che mediamente hanno tempi di assorbimento meno dilatati. In media, nei primi sei mesi del 2019 per vendere e affittare un immobile residenziale sono stati necessari rispettivamente 6,2 e 2,9 mesi. Nel segmento della locazione sono Bologna e Milano a vantare i tempi più contenuti per arrivare alla definizione contrattuale (1,8 mesi).

Seppure in un contesto meno favorevole, il settore immobiliare sembra mantenere intatta la vigoria dimostrata negli ultimi anni. Per Nomisma, il rischio di un nuovo ripiegamento non può dirsi del tutto scongiurato, soprattutto se la prospettiva economica del prossimo biennio dovesse confermarsi debole come paventato. In tale quadro, il contenimento delle tensioni finanziarie rappresenta un elemento imprescindibile per il ripristino di un clima di fiducia idoneo a favorire investimenti nel settore immobiliare, evitando implicazioni sistemiche che avrebbero come effetto un nuovo inaridimento del canale creditizio e la conseguente penalizzazione del massiccio fabbisogno dipendente da esso.

fonte comunicato stampa Nomisma 18 luglio 2019

Non e’ ancora esaurita la fase di flessione dei valori nel settore residenziale

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ROMA/MERCATO IMMOBILIARE: PER IL MERCATO RESIDENZIALE ATTESO UN CONSOLIDAMENTO DEL NUMERO DI COMPRAVENDITE, MA NON E’ ANCORA ESAURITA LA FASE DI FLESSIONE DEI VALORI

È quanto emerge dall’analisi contenuta nel 2° Osservatorio Immobiliare 2019 di Nomisma

COMUNICATO STAMPA
Roma, 18 luglio 2019 – “Il mercato immobiliare residenziale capitolino vede confermare, in questa prima parte dell’anno, le principali tendenze evidenziate nella precedente rilevazione di fine 2018, con un trend di leggero irrobustimento delle compravendite e valori invece ancora mediamente in flessione” – è quanto emerge dall’analisi del 2° osservatorio immobiliare di Nomisma 2019.

Il comparto residenziale
Nel 2018 le compravendite hanno segnato un incremento del 3%, percentuale in linea con quella del 2017. Grazie alla progressiva riduzione dei prezzi delle abitazioni sostenuta dalla accresciuta disponibilità di concessione di mutui da parte del sistema bancario, Nomisma rileva un ampliamento dell’importo erogato per i mutui nella provincia di Roma pari a +3,5% rispetto al 2017. Dall’indagine condotta dall’Istituto bolognese presso gli operatori del settore emerge – per il primo semestre dell’anno in corso – una stazionarietà dei principali indicatori dei livelli di domanda e di offerta, sia per quanto attiene la compravendita, sia per quanto riguarda la locazione. I tempi di formalizzazione degli scambi si collocano tra i 7,5 mesi per le abitazioni nuove e i 7 mesi per quelle usate. I divari medi registrano una crescita per gli immobili nuovi (9%) e rimangono stabili, ormai da diversi semestri, per quelli usati (14%).
Passando alla locazione essa appare meno negativa rispetto alla compravendita; i canoni tornano ad aumentare con tassi di crescita tuttavia ancora mediamente contenuti (+0,2% semestrale). Risultano in aumento le famiglie che scelgono la soluzione abitativa dell’affitto come prima casa, a discapito delle locazioni di tipo transitorio o per studio e lavoro, in calo rispetto allo scorso anno. I tempi di locazione scendono sui 3,5 mesi in media per le abitazioni nuove e si riportano sui 4 mesi per quelle usate, mentre la redditività lorda da locazione si attesta mediamente intorno al 5,8%.

Il comparto non residenziale
Esso si presenta ancora caratterizzato da dinamiche piuttosto negative; il dato a consuntivo del 2018 conferma la battuta d’arresto già anticipata da Nomisma a novembre dello scorso anno. La domanda risulta ancora una volta in diminuzione per tutte le tipologie, cosicché l’offerta tende a risultare sovrabbondante rispetto alla capacità di assorbimento del mercato. Nel comparto direzionale la contrazione dei valori è stata più evidente in alcune zone della capitale: la media cittadina è rimasta ancora in territorio negativo (0,9% nel semestre), trainata soprattutto dall’accentuazione della flessione nelle zone centrali (-2,5%) e semicentrali (-1,8%). Al contrario, altre zone periferiche hanno mostrato un’attenuazione della diminuzione dei prezzi medi rilevati. La riduzione dei valori non ha frenato l’incremento dello sconto mediamente concesso per la vendita ora al 18% con picchi del 20% in periferia. I tempi di vendita sono leggermente aumentati, portandosi sui 9,5 mesi in media.

Passando al segmento della locazione per uffici l’andamento si presenta simile a quello della compravendita, con canoni ancora mediamente in flessione (-0,5% semestrale), anche se in misura lievemente più attenuata e con tempi di formalizzazione dei contratti in aumento tendenziale (6 mesi e mezzo in media, con punte di oltre 7 mesi e mezzo nelle zone periferiche). Rimane pressocché stabile il rendimento medio lordo da locazione intorno al 5,8%.
In ambito commerciale, la contrazione dei valori è proseguita con una nuova accentuazione dell’intensità del calo, in particolare dei prezzi (-1,2% mediamente nel semestre) e andamenti diversificati nelle varie zone urbane. I canoni, a livello cittadino, risultano ancora in flessione (-0,3% nel semestre), fatta eccezione per le zone centrali dove si è registrato un aumento dello 0,8%. Le tempistiche di finalizzazione delle trattative restano elevate, sia per la vendita sia per la locazione, in particolare per le zone periferiche. In crescita il divario percentuale medio (ora al 17%).

Previsioni
Nomisma registra come la situazione, per il comparto residenziale, continui ad essere instabile. Ci si attende un consolidamento del numero di compravendite, tuttavia non si ritiene ancora completamente esaurita la fase di flessione dei valori, in termini di prezzi e di canoni, ritenuti ancora in leggera diminuzione. Per il comparto non residenziale le previsioni non appaiono favorevoli, si attende una flessione dei valori e una contrazione degli scambi, sia per quanto attiene la vendita, sia per quanto concerne la locazione.

fonte comunicato stampa Nomisma 18 luglio 2019

E’ FESTA A ROMA LA GARBATELLA COMPIE 99 ANNI

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Il 18 febbraio 2019 si celebrerà il 99° compleanno della Garbatella, una festa che durerà per quasi tutto il mese.

Lo storico quartiere romano venne fondato il 18 febbraio 1920, giorno in cui venne posata la prima pietra di questa architettura a misura d’uomo, nata dalla mente di Robert Owen, brillante imprenditore britannico.

In seguito all’aumento della popolazione nei centri urbani, la qualità della vita, specie per le classi operaie, era drammatica. Per ovviare al degrado, si pensò a nuclei abitativi immersi nel verde, autosufficienti, non lontani  dalla città, ma con i vantaggi di un ambiente salubre e meno congestionato: nasce la Città Giardino.

Il piano urbanistico del 1920 dell’architetto Gustavo Giovannoni, rifacendosi agli esperimenti britannici, prevedeva tracciati stradali curvilinei, villini bifamiliare o plurifamiliari con giardino, oltre ai fabbricati detti “intensivi”, edifici caratterizzati da forte densità abitativa, come chiese, scuole, uffici postali e negozi.

Il primo nucleo della Garbatella, edificato attorno a piazza Benedetto Brin, che sarebbe dovuto diventare il borgo operaio della vicina zona industriale dell’ Ostiense, accolse, invece, gli abitanti delle zone intorno a San Pietro, quando fu costruita via della Conciliazione. Le case dotate di cortili interni e di piccoli appezzamenti di terreno, gli spunti pittoreschi, vernacolari e medievaleggianti, oltre alla contemporanea Street Art, concorrono oggi a creare un ambiente sospeso nel tempo, talvolta una città del silenzio.

La Garbatella è stata la musa di personaggi del cinema Neorealista e non solo, Pasolini e Daniel Pennac; vi sono nati o cresciuti: Alberto SordiMaurizio ArenaEnrico Montessano e Valerio Mastandrea.

Una passeggiata senza una meta precisa, tra le suggestive viuzze, alla scoperta di un’architettura fantastica che la città non ha più realizzato, è il modo migliore per scoprire un mondo davvero a parte.

FONTE SITO COMUNE DI ROMA FEBBRAIO 2019

E’ FESTA A ROMA LA GARBATELLA COMPIE 99 ANNI

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Il 18 febbraio il quartiere romano della Garbatella compirà 99 anni, ma lo sguardo di abitanti, comitati ed istituzioni è già rivolto al prossimo anno. Nel 2020 scoccheranno i cento anni da quando re Vittorio Emanuele III, posò la prima pietra in piazza Benedetto Brin in quella zona di campagna sui Colli di San Paolo che la giunta di Ernesto Nathan ideò per i futuri lavoratori portuali: il progetto iniziale era di collegare l’area al porto di Ostia con un canale navigabile, parallelo al Tevere, che però non fu mai realizzato. Sono già dunque in piena attività i preparativi per il centenario del quartiere nato sul modello delle “Città Giardino” sorte in Inghilterra – come testimoniano i ‘lotti’ più antichi dei 62 costruiti su 26 ettari, villini economici di due piani circondati da orti e giardini costruiti dall’Istituto Case Popolari – e poi trasformatisi con l’avvento del fascismo quando nacquero i cosiddetti “alberghi collettivi”, grandi edifici con singole stanze da letto e spazi comuni per ospitare i tanti romani “sfrattati” dal centro di Roma, dove erano in corso i grandi lavori.
L’Ottavo municipio, il Comune, la Regione, l’Università Roma Tre e la Camera di Commercio e rappresentanti dell’Ater si sono già incontrati due volte e stanno per costituire il Comitato “Garbatella 100″, che sarà sancito da un protocollo d’intesa con l’obiettivo – come spiegato dal presidente del municipio Amedeo Ciaccheri – di rendere il centenario un appuntamento non solo della Garbatella ma di tutta la città, ricco di eventi culturali e al tempo stesso un’occasione per un recupero urbano e architettonico del quartiere. Tra le proposte, che ora dovranno essere vagliate, c’è la ristrutturazione dei lotti più antichi, la sistemazione delle principali piazze come Largo delle Sette Chiese, piazza Biffi, piazza Bartolomeo Romeo o piazza S.Eurosia, il restauro della Fontana Carlotta, uno dei simboli del quartiere, dove l’acqua sgorga da una testa femminile, appunto Carlotta che, la leggenda narra, fosse l’ostessa “garbata e bella” da cui prende proprio il nome la Garbatella. E per sostenere il restauro della fontana è già partita una raccolta di adesioni, mentre è in corso un’azione di volontariato promossa dal comitato di quartiere per una bonifica di piazza Brin, dove si trova la prima pietra di fondazione. Anche la Cna ha scelto di dare un contributo e si occuperà di realizzare una mappatura delle botteghe storiche del quartiere da salvaguardare.
Altra iniziativa per il centenario è stata promossa dall’VIII municipio che ha indetto un concorso di idee rivolto alla cittadinanza per la creazione di un logo che diventi il simbolo della Garbatella e della sua “festa” in ogni evento del 2020. Il 24 febbraio in piazza Damiano Sauli, dominata dalle quattro aquile littorie frutto del razionalismo dell’architettura fascista collocate sulla scuola elementare “Cesare Battisti”, set della famosa serie televisiva dei Cesaroni – il presidente del municipio comunicherà al “popolo” della Garbatella quale sarà il logo scelto e si augura che potrà essere anche l’occasione per illustrare alcuni punti del programma del centenario. Ma sarà anche una festa col concerto del gruppo “Il muro del Canto” dal titolo “L’amore mio non more”. Il clou dei festeggiamenti per le 99 candeline del quartiere sarà invece il 18 febbraio con il concerto della banda musicale del corpo di Polizia locale di Roma Capitale e la Marcia della Pace con gli alunni delle scuole elementari e medie da piazza Benedetto Brin a piazza Oderico da Pordenone, dove verranno apposti – su quello che nel quartiere viene considerato l’Ulivo della Pace – i pensieri dei ragazzi dedicati alla pace e al decoro, filo conduttore del compleanno targato 2019.
Sono tantissimi gli appuntamenti da qui al 24 febbraio: mostre fotografiche come “I ricordi nel cassetto” tratta dalle collezioni private delle famiglie e delle istituzioni della Garbatella, visite guidate, concerti, presentazioni di libri, tornei sportivi, tante iniziative per brindare a quel quartiere popolare e storicamente “rosso”, il più amato da Nanni Moretti, come ammette in un episodio del film “Caro Diario”, e visitato il 13 dicembre del 1931 dal Mahatma Gandhi.
FONTE SITO ANSA FEBBRAIO 2019

Rischio Italia, stranieri in fuga dai Btp: vendite record a 70 miliardi

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Gli investitori esteri tra maggio e giugno hanno venduto rispettivamente 34 e 38 miliardi di obbligazioni italiane, un record storico. I timori sulla legge di Bilancio

Meno 70 miliardi in due mesi. I dati della Banca centrale europea, citati ieri dal Financial Times, rintracciabili negli ultimi due bollettini della Banca d’Italia, non lasciano dubbi: il saldo delle attività degli investitori esteri tra maggio e giugno è un segno rosso per 34 e 38 miliardi di obbligazioni italiane. Un record non lusinghiero. Anche se i titoli di Stato ammontano «solo» a 33 miliardi in giugno e a poco più di 23 in maggio. Il risultato, però, non cambia: chi ritiene di avere in portafoglio troppa Italia rispetto al tasso di incertezza sopportabile per il suo interesse, vende il debito tricolore. Due impennate negative, una di seguito all’altra, che sottolineano una volta di più le fragilità con cui il Paese è chiamato a fare i conti. Cifre da non enfatizzare, dicono in ambienti del Tesoro. Ma nemmeno da sottovalutare.

Di che cosa hanno paura quelli che vendono? Non riescono a immaginare quale sarà il punto di atterraggio della discussione sulla legge di bilancio, attesa per la metà di ottobre, con cui il governo vorrebbe far partire misure non sempre compatibili con i vincoli europei. Aspettano di farsi un’idea sull’eventuale aumento del deficit per finanziare misure a sostegno della crescita e della povertà, ma anche il giudizio delle agenzie di rating. Una bocciatura potrebbe danneggiarci molto. In casi estremi addirittura farci perdere l’accesso al mercato e costringere i grandi portafogli, che non possono investire in titoli troppo rischiosi, a disfarsi di tutto il debito italiano.

Secondo i dati del giornale britannico, leggibili nelle statistiche delle autorità monetarie , è toccato alle banche italiane scendere in campo per controbilanciare, almeno un po’, la partita. Nel secondo trimestre del 2018, infatti, gli istituti di credito hanno acquistato una quarantina di miliardi di Btp. Anche in questo caso si tratta di un record. Per trovare uno sforzo più ampio del sistema creditizio bisogna tornare ai tempi bui della crisi del debito nel 2012.

Gli investitori esteri possiedono un terzo del nostro debito, che ammonta a oltre 2.300 miliardi. Si tratta dunque di una cifra nell’ordine dei 700 miliardi. La maggior parte dei Btp fa

capo a soggetti italiani, famiglie comprese, che investono sempre di più attraverso fondi e gestioni patrimoniali.

L’altra misura dell’incertezza è lo spread. La differenza tra i nostri rendimenti decennali e quelli dei titoli tedeschi negli ultimi mesi è più che raddoppiata passando da 120-130 punti a 260-270, toccando nei momenti peggiori quota 300. E anche questi non sono numeri rassicuranti perché uno spread stabilmente elevato spinge la spesa per onorare il debito pubblico, il Moloch che ci tiene in piedi e che dovremmo abbattere. L’Italia ha bisogno di piazzare sul mercato circa 400 miliardi di titoli l’anno, come è avvenuto anche nel 2017.

La buona notizia è che non siamo più nel contesto del 2011. L’Italia cresce, anche se poco, nel resto d’Europa e negli Usa la ripresa è più forte. Fino al 2019 la Bce andrà avanti, seppur con meno vigore, col programma di acquisto di titoli di Stato. Che va a ingrossare il bilancio della Banca d’Italia, tenendo a bada rendimenti e spread. Il super debito però va aggredito. E i timori di chi lo vende ce lo ricordano una volta di più.

fonte corriere 28 agosto 2018

Immobiliare, prezzi ancora giù: “Incertezza su scelte Governo”

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Lo studio di Scenari Immobiliari evidenzia lo stato di buona salute del mercato immobiliare in Europa, con l’Italia che però segna il passo: bene le compravendite, ma i prezzi languono: “Contrazione fisiologica rispetto ad un anno straordinario come il 2017, ma c’è crisi di prodotti di qualità e gli investitori esteri sono più cauti”.

Il mercato immobiliare europeo corre, ma quello italiano arranca, penalizzato dalla cautela degli investitori esteri e dall’incertezza sulle politiche del nuovo governo in materia. E’ quanto emerge dall’European Outlook 2019, presentato in apertura del 26° Forum organizzato da Scenari Immobiliari a S. Margherita Ligure. Nel 2018, nei principali Paesi dell’Ue (compreso il Regno Unito, nonostante Brexit), la stima è di un ulteriore rafforzamento della crescita del fatturato del settore, di oltre dieci punti percentuali. Per il 2019 la previsione sarà invece di un fisiologico rallentamento, che dovrebbe comunque segnare ancora una crescita positiva di almeno sette punti rispetto all’anno in corso.

Nel dettagli, il fatturato immobiliare del 2018 prevede risultati positivi nei principali cinque Paesi europei, con un’accelerazione in Francia e Germania, seguite da Spagna e Inghilterra, che si è posizionata ultima con l’8,7 per cento in più sul 2017. Molto più lento il ritmo dell’Italia, che si distacca di oltre tre punti percentuali, con crescita del 5,3 per cento nel 2018 e prevista ancora rallentamento nel 2019, con un aumento per 4,8 per cento per il prossimo anno. Per il 2019 Germania e Spagna manterranno un ritmo sostenuto, con aumenti sopra l’otto per cento, mentre seguiranno a ritmi più calmierati Francia e Inghilterra, con circa il sette per cento in più sul 2018. Anche l’Unione europea a 28 membri ha registrato un andamento positivo, ma con variazioni meno significative rispetto alle cinque potenze, pari al +4,7 per cento nel 2018 e + 3,1 per cento nel 2019.

Sempre secondo l’analisi di Scenari Immobiliari, anche l’andamento dei prezzi medi residenziali rispecchia quello del fatturato, con aumenti intorno al 5 per cento in Francia, Germania e Spagna per l’anno in corso, mentre l’Italia, invece, è l’unico Paese ancora in calo, anche se la contrazione va progressivamente riducendosi, facendo stimare per l’anno prossimo un arresto della discesa delle quotazioni. Oltre Oceano, gli Stati Uniti godono di un periodo florido dal punto di vista economico e immobiliare, con previsioni di crescita ogni anno superiori, e un aumento del fatturato del 12,1 per cento per il 2019. Stessa tendenza per i prezzi del comparto residenziale, con un rialzo atteso del 6,8 per cento nel 2019.

Pure le compravendite di abitazioni sono in una fase del ciclo molto positiva in tutti i principali Paesi della Ue, con un incremento medio che a fine 2018 tocca gli 8 punti percentuali dopo l’aumento dell’11 per cento del 2017 sul 2016. L’Italia è in costante aumento anche nel 2018,dopo la somma di 53 miliardi raggiunto nel 2017, anche se i primi mesi dell’anno hanno frenato il ritmo di crescita. In diminuzione anche la percentuale di surroghe, che non costituiscono più una grande quota delle stipule, ma le stime di settore rimangono positive per gli importi.

Il mercato immobiliare italiano, secondo Scenari Immobiliari, è rallentato dalla carenza di prodotto di qualità, sia nel nuovo residenziale (sceso sotto il 10 per cento dell’offerta) che nel non residenziale, soprattutto nelle grandi città. Gli investitori esteri hanno ancora un sentiment positivo nei confronti dell’Italia e nel primo semestre hanno acquisto (per due terzi uffici e il resto commerciale) per quasi due miliardi di euro. È quasi la metà rispetto allo scorso anno. Gli investitori istituzionali italiani (fondi e assicurazioni) hanno comprato per poco più di un miliardo. La contrazione rispetto allo stesso periodo del 2017 è pari al 48,2 per cento. “Al momento non è una ‘fuga’ dall’Italia – ha detto Mario Breglia, presidente di Scenari Immobiliari, presentando il Rapporto – ma una contrazione fisiologica rispetto ad un anno straordinario come il 2017 e al drastico calo del prodotto di qualità sul mercato. Tra i fatti nuovi la maggiore attenzione verso Roma, con la ricerca di immobili di alto livello da trasformare in alberghi”.

“Il 2018 si è confermato positivo per il mercato immobiliare italiano – ha tuttavia spiegato Mario Breglia – anche se investitori e famiglie si sono mostrati più cauti rispetto al 2017. L’incertezza su quali saranno le politiche fiscali e occupazionali del nuovo governo mette un freno alle prospettive. Il mercato soffre della carenza di prodotto nuovo e di qualità. Escluso Milano, i prezzi delle case non salgono e le prospettive sono di una prosecuzione del trend anche il prossimo anno”.

fonte firstonline .info 14/9/2018